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Il Matrimonio

24 - Il Matrimonio

 

Gen 1,27-28: Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio la creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra: soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra.

 

In questo brano abbiamo l'esempio del primo matrimonio che è celebrato direttamente da Dio. I due sposi sono Adamo ed Eva che ricevono la benedizione di Dio, prima, e il comando di unirsi e moltiplicarsi, dopo. Adamo ed Eva sono ormai un corpo solo; i loro corpi si fondono per generare la vita.

Mt 19, 3-5: Ed Egli rispose: Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi.

Il matrimonio è quindi un vincolo indissolubile, ed è segno dell'unione di Cristo (sposo) con la sua Chiesa (sposa).

Il sacramento del Matrimonio dona agli sposi la grazia di amarsi con l'amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, 1 Cor 7, 10-11: Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito - e qualora si separi; rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie.

 

San Paolo, successivamente, riprendendo le parole di Cristo, afferma che si deve evitare a tutti i costi il divorzio e, nel caso che questo sia inevitabile per alcuni motivi gravi, le persone divorziate non devono risposarsi o convivere con altre persone.

La posizione della Chiesa è quindi questa: Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli Sposi: Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce lo gravità della rottura: il coniuge sposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico, (tratto dal Catechismo dello Chiesa Cattolica, L.EV, 1993, n° 2382 - 2386).

 

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