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Esercizi Spirituali del 26/03/2012 - Meditazione Quaresima 2012

 

Essere custodi dei nostri fratelli

Il Papa Benedetto XVI nella sua riflessione sul breve testo biblico Lettera agli Ebrei: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone» (10,24) ha evidenziato tre aspetti fondamentali della nostra vita cristiana in relazione ai nostri fratelli, suddividendo la sua riflessione in tre parti:

 

1. “Prestiamo attenzione”: la responsabilità verso il fratello.

 

2. “Gli uni agli altri”: il dono della reciprocità.

 

3. “Per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”:

camminare insieme nella santità.

 

Per questo nostro momento di riflessione ci soffermeremo sulla prima parte approfondendo in modo specifico l’invito di “essere custodi dei nostri fratelli”. Cercheremo anzitutto di comprendere meglio il significato del “custodire” lasciandoci aiutare dalla Parola di Dio; poi vedremo come la preghiera stessa è vera, autentica solo se è anche espressione di questo invito: “essere custodi della vita dell’altro”.

 

Nella Bibbia, “custodire”, “custode” viene usato sia in riferimento a Dio come alla persona o al popolo. Se ci lasciamo illuminare dai passi biblici possiamo notare che ci sono varie sfumature che meglio ci aiutano a comprendere la profondità di questo invito.

Sono molti i riferimenti biblici che ci rivelano l’atteggiamento di Dio che custodisce. E’ interessante notare che quando questo verbo viene usato in riferimento a Dio, la sua azione di custodire è rivolta SEMPRE al suo POPOLO, a una persona in particolare o un gruppo di persone  e ha la finalità di creare, di preservare, di intensificare la RELAZIONE, la COMUNIONE.

Se analizziamo alcuni passi, possiamo subito comprendere le caratteristiche dell’agire di Dio:

Nei versetti di: Es. 23,20 “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”…l’azione del custodire si connota come l’essere guida nel cammino con l’elemento del proteggere perché la persona possa raggiungere la sua meta.

Un altro passo molto bello e significativo lo troviamo nel Deuteronomio: Dt. 32,9-11 “Perché porzione del Signore è il suo popolo, …Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali”.

In questi versi, il custodire si può identificare con prendersi cura con tutte le sfumature e le “attenzioni” che questo comporta: circondare, allevare, prendere, sollevare. Dio rivela chiaramente qui il suo cuore materno e la tenerezza con cui custodisce la sua “creatura”, il popolo eletto.

Un altro brano che ci offre altri elementi del custodire lo troviamo nel Sal.97,10 “Odiate il male, voi che amate il Signore: lui che custodisce la vita dei suoi fedeli li strapperà dalle mani degli empi”. Qui il Signore è il custode della vita, Egli diventa il difensore, il protettore di coloro che sono fedeli, che si affidano a Lui. Il Signore “strapperà la vita dei suoi fedeli” da coloro, gli empi, che la possono distruggere. E’ la stessa preghiera che Gesù fa per i suoi discepoli e per tutti noi.

Gv. 17,11;15   Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi…Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.

Il Signore custodisce il suo popolo, lo protegge, lo guida, lo difende, lo cura perché lo sente come appartenente a se stesso: “Tu sei il mio popolo”. "Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni”.

Dio rivolge costantemente la sua attenzione verso l’oggetto del Suo Amore e se ne prende cura divenendo luce, rifugio, perdono, accoglienza, cibo, protezione ecc., perché lo ama di un amore profondo, dall’intimità del Suo essere:

Os. 11,3-4 “Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ....Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d'amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”.

Os 11,8 “Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione”.

Dio nel custodire la persona, il suo popolo, custodisce la relazione che ha voluto e desidera creare e mantenere con l’eletto,

Una relazione che è comunione, che è amore e che dona salvezza e felicità all’uomo:

“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa”  CCC 27

Per Dio la persona umana ha un valore unico; Dio ama ogni persona di “amore eterno”…un amore che si è reso visibile nell’Incarnazione del Verbo che si è fatto carne e che ha donato tutto se stesso per ogni essere umano, sulla croce. Dio ci ama e ci custodisce perché come dice il profeta Isaia (Is. 43, 4):  “…tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo”.


L’atteggiamento del “custodire” quindi implica un elemento fondamentale che sperimentiamo nella nostra umanità, cioè dare valore. Si custodisce ciò a cui si dà valore, ciò che è importante per noi. Più una persona o un oggetto è significativo, più sappiamo dare la nostra attenzione, la nostra cura. La riflessione sull’essere custodi o custodire ci chiede di verificare dentro di noi, nelle nostre scelte, nei nostri desideri e nelle nostre azioni concrete, quali sono le persone o le cose veramente importanti per noi!! A cosa e a Chi diamo la priorità?

A volte forse non sappiamo ri-conoscere il VALORE e quindi non riusciamo ad apprezzare e di conseguenza neanche a custodire.

Pensiamo semplicemente a un diamante. Se io ne conoscessi il valore, saprei anche custodire o apprezzare l’oggetto, ma se non sono in grado di riconoscerne il valore, potrei persino pensare che è un semplice pezzo di vetro e non dare nessuna attenzione.

Se, con tanta verità, guardiamo alla nostra società, quali sono le “cose”, i valori importanti…???

 

Il messaggio del nostro Papa per questa quaresima ci aiuta a riconoscere e a riflettere su due valori fondamentali e insostituibili per l’essere umano:

il valore della vita, della persona

e il valore delle relazioni.

Il suo invito a “fare attenzione” che significa (nel verbo greco): osservare bene, essere attenti, guardare con consapevolezza, accorgersi di una realtà, ci porta a riflettere e a domandarci dove, su chi o su che cosa “fissiamo lo sguardo”, doniamo la nostra attenzione, tutta la nostra cura? Quali sono le nostre priorità?

 

Il Papa, nel suo messaggio, sottolinea che spesso, non riusciamo a fissare lo sguardo sull’altro, … ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli,…prevale invece: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata».

Eppure la nostra società, noi stessi soffriamo tanto di solitudine, di mancanza di dialogo, di ascolto, di accoglienza… Anche le relazioni più forti, più intime e profonde non danno più sicurezza: genitori e figli; marito e moglie; relazioni familiari, amicizie, ecc…

Queste relazioni hanno ancora VALORE? E se lo hanno, come mai non vengono più CUSTODITE?

Il nostro Papa continua a dirci che, Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio.

 

Essere custodi ci richiede anzitutto uno sguardo che sappia vedere la realtà, le persone, con gli OCCHI di DIO, con il Suo sguardo d’amore, di misericordia….Guardare noi stessi con lo stesso sguardo di amore, di preziosità…del salmista, Sal. 8:

 

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;

Dio ha donato all’uomo una dignità “poco meno degli angeli”, rivestendolo di “gloria ed onore” e conferendogli il potere, ma un potere non per possedere ma per “custodire”.

Essere custodi è anche prendere coscienza della dignità di ogni persona, dei tanti DONI che abbiamo e che non sappiamo valorizzare. Il Dono della vita, delle persone accanto a noi, la nostra famiglia, i nostri figli, i nostri genitori… la nostra parrocchia con tutte le persone che la compongono.

 

In questo tempo santo che ci prepara alla Pasqua, recuperiamo questo sguardo che anzitutto ci fa dire GRAZIE per le persone che ci sono accanto, ce le fa apprezzare e custodire, diventando più sensibili e attenti verso tutti.

Saper CUSTODIRE è quindi assumere atteggiamenti e fare scelte che non ci fanno perdere i VALORI più importanti della nostra vita. E’ il custodire la nostra fede cioè trasformarla in dono di noi stessi a chi ci è vicino, a chi “vedo”, a chi il Signore mi fa incontrare.

Come dice il nostro Papa dobbiamo sentire la responsabilità del fratello. E ci presenta due brani evangelici molto significativi: il buon samaritano (Lc 10, 30-32) ed il ricco epulone ed il povero Lazzaro (Lc. 16,19); nei due esempi presentati il male è l’indifferenza, l’irresponsabilità, la cecità di fronte alla situazione di dolore e di difficoltà dell’altro.

 

IL Mistero Pasquale che è espressione suprema dell’amore di Dio per cia-scuno di noi, ci fa riflettere sul VALORE che ogni creatura umana ha ed è.

Gesù stesso ci dice: “Non c’è amore più grande: donare la propria vita…”

Il valore della persona umana, la sua dignità non va ricercata nel successo, nella notorietà, nel potere…

ma nell’atto d’amore più grande che Dio ha compiuto per ciascuno di noi; leggiamo in Giovanni (Gv.3,16): Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Se voglio comprendere il valore di me stesso, della persona che ho accanto, del fratello e della sorella che incontro, di coloro che non so amare e che mi “disturbano”, devo solo alzare lo sguardo ed il cuore a Gesù Crocifisso e lì solo comprendo il “prezzo” infinito di quello che ogni creatura è.

Come cristiano sono chiamato ad abbassare lo sguardo dalla croce e incontrare il volto di Gesù crocifisso nei tanti fratelli che i miei occhi, a volte annebbiati di me stesso, dal mio “fare”, dal mio egoismo, dalla mia indifferenza, non mi fanno vedere.

 

Il nostro Papa nel suo messaggio cita l’espressione “essere custodi dei nostri fratelli” che si riferisce al brano della Genesi 4,9 e quindi all’episodio di Caino e Abele.

La risposta di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?” a Dio-Padre Creatore che gli chiedeva: “Dov’è tuo fratello?”, è una provocazione che ancora oggi risuona e dovrebbe toccare ogni creatura umana nelle profondità.

La domanda di Dio-Padre ci scuote non solo chiedendoci di verificare le relazioni con i nostri fratelli e le nostre sorelle, ma “tocca” in profondità il nostro rapporto con Dio, la nostra preghiera.

A questo proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica ci aiuta in maniera semplice e profonda a comprendere cos’è la preghiera.

La rivelazione della preghiera nell'Antico Testamento si iscrive tra la caduta e il riscatto dell'uomo, tra la domanda accorata di Dio ai suoi primi figli: « Dove sei? [...] Che hai fatto? » (Gn 3,9.13) e la risposta del Figlio unigenito al suo entrare nel mondo (« Ecco, io vengo [...] per fare, o Dio, la tua volontà »: Eb 10,7). (14) La preghiera in tal modo è legata alla storia degli uomini, è la relazione con Dio nelle vicende della storia.

La preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di lui;il Dio vivo e vero chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera. Questo passo d'amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell'uomo è sempre una risposta.

CCC 2567

 

Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?".

Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto".

Alla domanda “Dove sei?” Adamo non risponde dicendo il luogo dove si trovava, ma ci offre  gli elementi essenziali di un rapporto di comunione, per viverlo nella sincerità e nella verifica costante.

 

“Ho udito il tuo passo nel giardino”: Adamo esprime la sua consape-volezza della Presenza di Dio, della Sua vicinanza; sa riconoscere il passo di Dio, il suo modo di rivelarsi nella vita.

E’ questo un aspetto fondamentale nel nostro rapporto con il Signore, nella nostra preghiera: sappiamo vedere, accogliere, riconoscere i “suoi interventi” nella nostra vita?

 

“Ho avuto paura, perché sono nudo e  mi sono nascosto”: Adamo non solo sa riconoscere la vicinanza di Dio, ma sa anche ascoltare con verità il suo cuore e ammettere il sentimento che prova verso il Suo Creatore, darne anche la causa ed esprimere la sua azione concreta.

Pregare è entrare in relazione profonda con Dio nella verità di saper “definire” “dove siamo” nella nostra comunione con Lui, quale sentimento ci unisce a Lui e quali reazioni ne scaturiscono.

 

C’è un’altra domanda che Dio ci fa nella nostra relazione con Lui: “Dov’è tuo fratello?” E’ la domanda che ha rivolto a Caino.

Molti passi nel Nuovo Testamento ci parlano che non è possibile amare Dio se non si ama il fratello… che non ci si può avvicinare a Dio nella preghiera se un nostro fratello ha qualcosa contro di noi…

"Dove sei?"“Dov’è tuo fratello?” sono le domande a cui dovremmo rispondere ogni volta che il nostro cuore e la nostra mente si rivolgono al Signore, nell’intimità della nostra relazione con Lui

La risposta di Caino: Sono forse io il custode di mio fratello? Continua a riecheggiare nella storia dell’umanità.

Il cristiano, l’uomo nuovo, rinato nello Spirito, dovrebbe invece rispondere con le parole e gli atteggiamenti di Gesù.

Gesù è il fratello che ci custodisce, che ci rivela l’Amore eterno e fedele del Padre; Gesù è venuto a rivelarci il Padre, a donare la Salvezza e la Vita eterna che il Padre vuole per tutti i suoi figli.

La nostra fede ci fa accogliere l’Amore del Dio Trinità che ci ha voluti, amati e redenti e ci chiama ad essere nel mondo testimoni di questo amore.

Il tempo quaresimale è l’itinerario che ci porta a contemplare nel volto di Gesù Crocifisso e Risorto il prezzo dell’amore, il valore di ogni persona, di me e dei miei fratelli e delle mie sorelle senza distinzione.

 

Gesù ci ha lasciato l’esempio e ci ha indicato il “segno” distintivo di appartenenza a Lui, dell’ essere suoi discepoli: “Amatevi come io vi ho amati”. Essere custodi dei nostri  fratelli è quindi il segno più eloquente dell’essere seguaci di Gesù, del nostro essere cristiani.

La comunione con Gesù, il Signore è stata definita da Lui stesso; rivolgendosi ai suoi discepoli, Gesù ha detto: “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” Gv. 15,14-15.

Gesù ci chiama AMICI.

 

Mi piace condividere una riflessione di Isidoro di Siviglia. Egli spiega il latino amicus come una contrazione di «animi custos», e Aelredo di Rievaulx, riprendendo Isidoro, commenta: «Dico che l’amico è come un custode dell’amore, o, come ha detto qualcuno, ‘un custode dell’animo stesso’, poiché l’amico, come lo intendo io, deve essere il custode dell’amore vicendevole, o meglio del mio stesso animo: deve conservare in un silenzio fedele tutti i segreti del mio animo; curare e tollerare, secondo le sue forze, quanto vi trova di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre; sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico» (Amicizia spirituale 1,20).

 

Essere custodi dei nostri fratelli è essere custodi dell’amore, custodi della presenza del Signore nell’altro, custodi dell’azione dello Spirito Santo nel mio fratello, nella mia sorella: è custodire “l’immagine del Figlio” nel quale tutti siamo amati e redenti.

 

Roma, 26/03/2012

 

Sr. Tiziana Tonini

(Francescana Missionaria del Sacro Cuore)

 


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