Lettera Vestizione:

 

Eccellenza Reverendissima Mons. Guerino Di Tora,

Padre Giuseppe,

amici che siete qui riuniti,

[Il mio nome è Giorgio e sono il coordinatore (dei Ministranti) del gruppo “San Tarcisio”.]

Desidero esprimere, a nome di tutti noi, i più vividi ringraziamenti per esserci vicino quest’oggi e se mi permettete vorrei spiegare cosa significa per noi questa cerimonia e la presenza in essa di sua Eccellenza e del nostro padre spirituale, il nostro parroco.

Questo momento, fino a pochi mesi fa inimmaginabile, ci da la possibilità di riflettere sul cammino evangelico che solo la parola di nostro Signore riesce a scolpire indelebilmente nei cuori di ognuno, e la costanza del nostro sacerdote, ci da, ora, la possibilità di servire sull’altare aiutando il celebrante.

Don Giuseppe, è venuto a cercarci nei meandri della nostra quotidianità per riportarci, come “pecorelle smarrite” nella casa del Padre.

Nati per volontà di Dio, espressa nell’invito dalla volontà del nostro parroco, come abbiamo già detto, siamo quasi tutti uomini inseriti nella vita sociale del nostro paese con impieghi, famiglie, figli oppure, addirittura nipoti; alcuni seguono ancora baldanzosamente gli studi alla ricerca di un bellissimo futuro che arriverà, dopo gli sforzi universitari, altri fanno i pensionati, soddisfatti del risultato lavorativo di una vita di lavoro. Ognuno, nella propria diversità, con il proprio passato, più o meno turbolento, ha accolto la chiamata e, ora, è felice di esser qui!

Ogni giovedì, alle 21, stanchi, dopo una giornata dedicata alla vita che scorre, il gruppo si staglia il proprio angolo di studio e di ritiro per imparare tramite gli insegnamenti dei nostri preparanti quello che può e che, spero sarà, l’inizio di un lungo cammino per tutti noi.

Ricordo e abbiate a perdonatemi se umilmente mi rifaccio alle letture spirituali avendone così poca conoscenza, il Vangelo secondo Matteo (capitolo 9, versetto dal 9 al 13): “Gesù chiama Matteo e mangia con i peccatori”.

Matteo… un appaltatore di tasse giudeo, venduto all’usurpatore Romano. Considerato e disprezzato come pubblico peccatore, viene invitato alla mensa del Signore.

La meraviglia è, vedere in questo disegno universale d’amore che tutti, eguali al cospetto del Maestro, possono lavorare umilmente per raggiungere la meta desiderata nel proprio intimo risvegliato, che è quello di servire.

Non posso e non vorrei fare ulteriori esempi ma…

Noi, desideriamo iniziare da qui, dall’Altare. Noi iniziamo da qui, al cospetto di Dio e di tutti voi perché, come disse Sua Santità Benedetto XVI nel 2006, rivolto ai ministranti giunti a Roma da molti Paesi europei per il decimo Pellegrinaggio Internazionale organizzato dal Cim (Coetus Internationalis Ministrantium): (Ministranti), ”servite con generosità Gesù!”

Voglio continuare con le Sue meravigliose ed illuminanti parole che dicono: «Servite con generosità Gesù presente nell’Eucaristia. È un compito importante, che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere in un’amicizia vera e profonda con Lui. Custodite gelosamente questa amicizia nel vostro cuore come san Tarcisio… [Anche voi comunicate ai vostri coetanei il dono di questa amicizia, con gioia, con entusiasmo, senza paura, affinché possano sentire che voi conoscete questo Mistero, che è vero e che lo amate! Ogni volta che vi accostate all’altare, avete la fortuna di assistere al grande gesto di amore di Dio, che continua a volersi donare a ciascuno di noi, ad esserci vicino, ad aiutarci, a darci forza per vivere bene. Con la consacrazione – voi lo sapete – quel piccolo pezzo di pane diventa Corpo di Cristo, quel vino diventa Sangue di Cristo. Siete fortunati a poter vivere da vicino questo indicibile mistero! Svolgete con amore, con devozione e con fedeltà il vostro compito di ministranti; non entrate in chiesa per la Celebrazione con superficialità, ma preparatevi interiormente alla Santa Messa! Aiutando i vostri sacerdoti nel servizio all’altare contribuite a rendere Gesù più vicino, in modo che le persone possano sentire e rendersi conto maggiormente: Lui è qui; voi collaborate affinché Egli possa essere più presente nel mondo, nella vita di ogni giorno, nella Chiesa e in ogni luogo. Cari amici! Voi prestate a Gesù le vostre mani, i vostri pensieri, il vostro tempo. Egli non mancherà di ricompensarvi, donandovi la gioia vera e facendovi sentire dove è la felicità più piena]».

Questo è il “Gruppo” …ed esso ha trovato nella vita di un giovane Santo la propria identità: S. Tarcisio.

Chi era san Tarcisio? Siamo nei primi secoli della storia della Chiesa, più precisamente nel terzo secolo; si narra che fosse un giovane che frequentava le Catacombe di san Callisto qui a Roma ed era molto fedele ai suoi impegni cristiani. Amava molto l’Eucaristia e, da vari elementi, concludiamo che, presumibilmente, fosse un accolito, cioè un ministrante. Erano anni in cui l’imperatore Valeriano perseguitava duramente i cristiani, che erano costretti a riunirsi di nascosto nelle case private o, a volte, anche nelle Catacombe, per ascoltare la Parola di Dio, pregare e celebrare la Santa Messa. Anche la consuetudine di portare l’Eucaristia ai carcerati e agli ammalati diventava sempre più pericolosa.

Un giorno, quando il sacerdote domandò, come faceva di solito, chi fosse disposto a portare l’Eucaristia agli altri fratelli e sorelle che l’attendevano, si alzò il giovane Tarcisio e disse: "Manda me". [Quel ragazzo sembrava troppo giovane per un servizio così impegnativo! «La mia giovinezza – disse Tarcisio – sarà il miglior riparo per l’Eucaristia». Il sacerdote, convinto, gli affidò quel Pane prezioso dicendogli: «Tarcisio, ricordati che un tesoro celeste è affidato alle tue deboli cure. Evita le vie frequentate e non dimenticare che le cose sante non devono essere gettate ai cani né le gemme ai porci. Custodirai con fedeltà e sicurezza i Sacri Misteri?». «Morirò – rispose deciso Tarcisio – piuttosto di cederli»]. Lungo il cammino incontrò per la strada alcuni amici, che nell’avvicinarlo gli chiesero di unirsi a loro. Alla sua risposta negativa essi – che erano pagani – si fecero sospettosi e insistenti e si accorsero che egli stringeva qualcosa nel petto e che pareva difendere. Tentarono di strapparglielo ma invano; la lotta si fece sempre più furiosa, soprattutto quando vennero a sapere che Tarcisio era cristiano; lo presero a calci, gli tirarono pietre, ma egli non cedette. Morente, venne portato al sacerdote da un ufficiale pretoriano di nome Quadrato, diventato anch’egli, di nascosto, cristiano. Vi giunse privo di vita, ma stretto al petto teneva ancora un piccolo lino con l’Eucarestia. [Venne sepolto da subito nelle Catacombe di san Callisto. Il Papa Damaso fece un’iscrizione per la tomba di san Tarcisio, secondo la quale il giovane morì nel 257. Il Martirologio Romano ne fissa la data al 15 agosto e nello stesso Martirologio si riporta anche una bella tradizione orale, secondo la quale] sul corpo di san Tarcisio non venne trovato il Santissimo Sacramento, né nelle mani, né tra le vesti. Si spiegò che la particola consacrata, difesa con la vita dal piccolo martire, era diventata carne della sua carne, formando così con lo stesso suo corpo, un’unica ostia immacolata offerta a Dio.

A tale Santo, noi ci affidiamo per il nostro presente e futuro servizio, guidati dal suo insegnamento.

Ora, Eccellenza, ci rivolgiamo a Lei perché ci accolga e ci benedica chiedendo umilmente la protezione del Signore anche e, soprattutto per coloro che non sono qui con noi per la cerimonia ma, che sono nel nostro “gruppo” e nel nostro cuore.

Eccellenza, la ringraziamo per la Sua presenza, rendendo questo momento unico e solenne. Ringraziamo lei, padre Giuseppe, che ha voluto svegliarci dal torpore per indicarci una via che, speriamo, voglia farci percorrere accanto alla sua custodia.

Ringraziamo i nostri animatori come, il diacono Roberto o il ministrante Daniel che hanno passato, pazientemente… e solo loro sanno quanto pazientemente,… le loro serate con noi. Ringraziamo anche le nostre famiglie per aver condiviso, con gioia, insieme a noi questa vocazione.

Ringraziamo tutti voi per essere qui con noi questa sera e chiediamo la vostra preghiera, se possiamo!

In ultimo, Invitiamo tutti coloro che sentano il desiderio di offrire il proprio tempo in favore del Signore e dei fratelli di unirsi al Vescovo, alla Parrocchia e di unirsi a noi.

Grazie per la vostra attenzione e la vostra pazienza e, per averci ascoltato.

Roma, 24 marzo 2012

Il gruppo “San Tarcisio”